Liberi tutti Filos Eventi

Con questo testo ho partecipato nell’autunno 2021 al concorso promosso da Filos Eventi nella sezione “testi brevi”. Se vi piace e vi riconoscete, venite a votarlo venerdì 17 dicembre alle 20.30 a Borgo Valsugana nella sala rossa della Comunità di valle Valsugana Tesino in piazzetta Ceschi.

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Dai virus della mediocrità, dai dogmi dalle televisioni. Liberi tutti. Subsonica, fine anni Novanta, sono cresciuto con questa canzone che faccio girare sull’autoradio della Punto quando ho bisogno che dentro di me si riaccenda il criceto della libertà.

Ho ben presente la differenza tra liberale e liberista. Me l’aveva chiesto la mia amica prof di filosofia, quella che mi ha interrogato 16 volte di fila, all’esame di recupero per accedere alla quinta superiore. La quarta l’avevo fatta ad Augsburg, Baviera.

Nella patria di grandissimi filosofi dell’Ottocento. Però al liceo scientifico in Germania non si rompono il capo con Kant, Nietzsche, Schopenhauer. Me la sono svignata insomma. Ma non sono diventato né libertario, né liberista negli anni in Facoltà di Economia. La parte “liberal” è quella “gialla” nel mio spettro politico-culturale. Per me liberal vuol dire persona che si informa, partecipa, si fa un’idea, prova a trovare soluzioni. Crede nel progresso. La libertà è progresso, metterci “del proprio”, metterci la faccia. I Subsonica ci fanno ballare, ma le loro canzoni non sono inni al disimpegno. Ecco. Il disimpegno, il “cazzomene”. Per quanto vedo sul lavoro non sono convintissimo che siamo pienamente liberi.

Per i figli della generazione discomusic come me si sono aperte tre strade: andarsene via, mordersi il fegato, cercare di sopravvivere allo status quo provando soluzioni creative. Mi tira via un sacco di energie, ma provo ad essere creativo. Il lavoro porta via più della metà della giornata mentre siamo svegli, ma avviene ancora, Anno Domini 2021, in un contesto gerarchico militare. E le nostre res gestas militari italiane non sono proprio cose di cui vantarsi. Devi ubbidire, sei un soldatino. Quindi una concezione pessimistica mi dice che in questo contesto la libertà viene svenduta a poco prezzo, quasi gratuitamente.

Tantissimi dimenticano da dove vengono, cosa hanno fatto, la loro formazione e si allineano. Perchè pensare non serve. Abbiamo sempre fatto così, ma tu cosa vuoi che sei l’ultimo arrivato. Sì, ma caaazzzzooooo, direi con accento, dizione e mimica fra il Malesani veronese e il Forchielli emiliano. Che gusto ha la tua vita se è tutto insipido come un panino col tofu? Va bene che c’è il 27 del mese, ma le pulsioni, la voglia di fare? Quelli della generazione discomusic ce l’hanno avuta dura: dieci anni terribili, era tutto chiuso, il mondo del lavoro sembrava un fortino inespugnabile. Collaborazioni saltuarie, cococo, cocopro, partita Iva, tutte le forme di spezzatino lavorativo immaginabili. Ma caaaazzzzooooo, ovvio che poi a uno gli sale la garra da todocampista sudamericano che va in campo con la bava alla bocca. Su un sito ho letto che siamo associati come generazione all’unicorno arcobaleno. Frustrati perché abbiamo troppe aspettative…

Boh. La libertà è un po’ il trattino che mette assieme quella che Jovanotti chiama la Grande Chiesa, che va da Malcolm X fino a Madre Teresa. Me lo ha ricordato Giovanni Paolo secondo di essere “sale e luce della terra” e l’anno dopo a Genova cantavo “Liberi tutti”. Il decennio pestifero è arrivato dopo. E passata quella che definiscono la “crisi peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale”.

Quindi pensavo. Beh, adesso facciamo finta che invece che 40 anni ne ho 30, perché la precarietà mi ha mantenuto giovane, riuscirò a trovare dei giovani (quelli fra i 20 ed i 30) coi quali posso trovare sintonia, avere alleanze, provare a rendere più umano il contesto… Ma caaazzzooooo, no… Un sacco di giovani-vecchi, che hanno “mangiato la foglia” e capito che non conta dire la propria, non serve pensare, non serve proporre. Basta fare i bravi, stare “zitti e buoni”. Un’accelerazione dell’individualismo che ha messo in secondo piano l’agire comunitario per poter sublimare con i propri interessi. Sei libero perché ti puoi comprare l’ultimo gadget alla moda, vai in palestra, ti fai i weekend romantici, ti guardi la serie preferita? Ma caaazzzooooo, cosa è successo?

Il decennio malefico è cominciato più o meno con il rigore di Grosso a Berlino e forse è finito con i rigori parati da Donnarumma a Londra.

Lo sport di squadra, quello nel quale c’è un allenatore che può essere cerbero o leader, ma ognuno viene valorizzato in un preciso ruolo e si ha come obiettivo cercare di vincere, oppure uscire dal campo sapendo che ce l’hai messa tutta… Perchè non diventa quello il nostro modello per ripartire, per essere migliori, per tornare ad assaporare quella voglia di essere liberi e felici?

Una canzone di questi anni ha come ritornello “Corro il pericolo di essere libero…”, dai corriamolo questo pericolo. Assieme, come squadra. Dai cazzzoooo!

Autore: medienfriz

Giornalista pubblicista. Amo sport, politica, innovazione, relazioni, Europa.

1 commento su “Liberi tutti Filos Eventi”

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